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Mutui: tasso fisso o tasso variabile?

Ottobre 2016

fonte Euribor.it

Secondo i dati diffusi dai principali mediatori creditizi italiani, due terzi dei nuovi mutui stipulati quest’anno (sia quelli per l’acquisto di nuove abitazioni che le surroghe di vecchi mutui) sono stati a tasso fisso.

Nonostante i tassi bassi e le rassicuranti previsioni dell’euribor per i prossimi anni, oggi la maggioranza delle famiglie italiane preferisce una rata fissa, senza sorprese. In questo periodo si trovano mutui bancari a tasso fisso ai minimi storici e bloccare la rata al di sotto del 2% è un’occasione troppo invitante per rinunciare di avere la tranquillità dell’importo da pagare per i prossimi 10, 20 o addirittura 30 anni.

Ma c’è anche chi sottoscrive un mutuo a tasso variabile perché è meno costoso di un mutuo a tasso fisso, almeno in partenza. Se oggi l’eurirs 20 anni è fissato a 0,85, l’euribor 3 mesi è addirittura negativo, oggi pari a -0,30. L’euribor è dunque più basso dell’1% rispetto all’eurirs.

Per fare un esempio, chi sottoscrive un mutuo a tasso fisso di 100 mila euro in 20 anni con uno spread dell’1% pagherà una rata mensile pari a 499 euro, mentre chi opta per un mutuo a tasso variabile, con lo stesso importo, durata e spread pagherà 446 euro al mese, per un risparmio di 636 euro all’anno.

Scegliere tra mutuo a tasso fisso e tasso variabile è sempre una scommessa sul futuro. Se in partenza, come abbiamo visto, risparmia sempre chi sceglie il variabile, il tasso fisso garantisce più sicurezza, anche se a conti fatti, nella storia degli ultimi decenni, quasi mai si è pagato di più con il tasso variabile. A fronte di un eurirs così basso però le cose potrebbero cambiare nei prossimi anni, soprattutto se le prospettive dell’economia della zona euro rimarranno incerte.

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